Ho partecipato sabato 26 novembre alla serata per il Premio Gaetano Marzotto, a Vicenza, condotta da una Lella Costa strepitosa. La grandezza di questo progetto sta in 3 aspetti:
- la ricerca di costruttori di futuro;
- l’idea di un’impresa che sappia fondersi con società, cultura e territorio;
- l’idea di un’impresa capace d’incidere fortemente nel tessuto sociale.
La domanda che ne consegue è la seguente: la dicotomia tra orientamento al profitto e senso di responsabilità sociale è reale oppure è una costruzione culturale indotta dal modello economico che si sta sbriciolando?
L’istituzione di questo premio da parte di Giannino Marzotto punta forte su una direzione che l’attuale modello economico ci aveva raccontato essere obsoleta: fare business in modo etico! Non si tratta semplicemente di avere in azienda il codice etico con le sue regole di comportamento. Va ben oltre! E’ una visione più ampia, che abbraccia la possibilità di uscire dal momento storico in cui siamo attraverso un profondo cambio di paradigma: l’ essere etica-mente respons-abili attraverso una relazionalità consapevole.
Cosa intendo?
Ciascuno di noi gioca ruoli principali, ad esempio: professionale, di genitore, di compagno, di figlio, di amico. E questi ruoli vengono agiti all’interno di una rete di relazioni sociali e professionali. Essere eticamente responsabile in ciascuno dei ruoli potrebbe significare, ad esempio, l’impegno ad esprimersi scegliendo la congruenza, la trasparenza, l’umiltà, la condivisione, la fiducia, la relazionalità, la crescita. Se ciascuno di noi iniziasse o continuasse a fare la sua parte in questo senso, contagiando in modo positivo la propria rete di appartenenza, cosa potrebbe accadere di bello?
Steve Jobs lo ha detto: siamo nudi. Mai così vero come in questo momento in cui il mondo economico e quello politico sono nudi con le loro menzogne, con cui hanno intossicato rispettivamente l’economia reale e il tessuto culturale. Allora guardiamo in faccia la realtà e scegliamo di osservarla in modo diverso. La conoscenza non è assoluta, ma è sempre conoscenza da uno specifico punto di vista. Perchè non provare ad osservare con lo stupore infantile e il suo sguardo innocente, con il vantaggio di essere anche adulti? Commettiamo ancora un errore se manteniamo l’attenzione solo sull’aspetto economico della questione. Ci perdiamo l’occasione di costruire qualcosa di diverso dal passato. Negli anni ’90 una bimba già parlava all’ONU. Abbiamo perso quell’occasione. Ora però siamo al capolinea! Non possiamo più ignorare quel messaggio attualissimo!
2 annotazioni:
1) Osservare la realtà secondo un nuovo modello di vita economico-sociale, passando dalla transazione finanziaria alla transazione etica.
Passare dal paradigma “virtuale” a quello “reale”; scegliendo il recupero dell’eticità della moneta e della ricchezza, del senso della sua circolarità virtuosa nello scambio; ricercando lo sviluppo di una concezione che non gioca più allo spingere verso l’iperbole del possesso per differenziarsi in status di potere, bensì ritornare alla ricerca di generare valore aggiunto alla qualità culturale e al benessere sociale e territoriale; attraverso la semplificazione, ridisegnare in modo consapevole la geografia di ciò che è fondamentale e ciò che è superfluo. E’ un fatto, ora, che i ritmi della crescita sono già profondamente mutati. E’ iniziata una musica nuova e i passi della danza vanno cambiati. Le singole persone e l’intera rete sociale hanno bisogno della Banca della Fiducia, dove i nuovi “parametri di rating” sono: eticità, consapevolezza, relazionalità, comunicazione, equilibrio, solidarietà, scambio equo.
2) Ricercare l’integrazione possibile tra business e attenzione all’umanità intera e al pianeta.
E’ semplice: noi uomini siamo ospiti di questa terra. La moneta, il business, l’economia, sono nostre creazioni, che abbiamo usato per maltrattare la padrona di casa e gli altri ospiti. Questa crisi è la grande occasione per cambiare il loro senso, o di ritrovarlo, nella parte migliore della nostra umanità culturale. Perchè diciamocelo pure: così come prima non funzionerà più! Non ostiniamoci a voler tappare le falle per replicare il vecchio modello! Svegliamoci! Cambiamolo! Adoperiamoci per essere innovativi rispetto ad un nuovo concetto di globalità. Trasformiamolo in etica globale.
Da professionista della crescita personale e delle organizzazioni considero l’etica “ l’habitus” che connette le competenze al cuore. E’ sul piano etico che si giocano motivazione, impegno, passione, queste sono le stesse caratteristiche che ritroviamo nelle azioni del volontariato. Si illudono le aziende se pensano che le stanno pagando con lo stipendio, in realtà stanno pagando solo le competenze. L’etica riconosce come possibile moneta di transazione solo la Fiducia. Il conto corrente relazionale fa parte di quegli asset intangibili che possono essere alimentati solo con depositi incondizionati; dove l’errore è il prelievo, che può essere rifondato con sincere e sentite scuse, seguite da un concreto cambiamento nelle azioni.
Da madre che ha a cuore il futuro del proprio figlio, vorrei usare ancora una volta le parole di quella bimba, Severn Suzuki, e dire: facciamo presto a svegliarci!!!
”Venendo a parlare qui … sto lottando per il mio futuro …
Sono qui a parlare a nome delle generazioni future.
Sono qui a parlare a nome dei bambini
che stanno morendo di fame in tutto il pianeta
e le cui grida rimangono inascoltate.
Sono solo una bambina, ma so che
siamo tutti parte di una famiglia
che conta … miliardi di persone …
Sono solo una bambina ma so
che dovremmo tenerci per mano …
Sono solo una bambina, ma so che
se tutto il denaro speso in guerre
fosse destinato a cercare risposte
ambientali, terminare la povertà e
per siglare degli accordi, che mondo
meraviglioso sarebbe la Terra!
Come mai voi grandi … fate le guerre e non usate
le forze e il denaro per sfamare chi non mangia?
… A scuola, persino all’asilo,
ci insegnate come ci si comporta …
Ci insegnate a non litigare con gli altri,
a risolvere i problemi, a rispettare gli altri,
a rimettere a posto tutto il disordine
che facciamo, a non ferire altre creature,
a condividere le cose, a non essere avari.
Allora perché voi fate proprio quelle
cose che ci dite di non fare? …
Ciò che voi state facendo mi fa piangere la notte.
Voi continuate a dire che ci amate,
ma io vi lancio una sfida:
per favore, fate che le vostre azioni
riflettano le vostre parole. Grazie.”
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