Change the game: “trentadue secondi”, una telefonata e due sms. Un’esperienza.

E’ il 28 aprile 2009. Sto guidando la mia auto, sono sola; davanti a me quella dei miei genitori. Conduce mio padre, con lui mia madre e mia zia, di 94 anni. Stiamo tornando in Abruzzo, a casa. Finalmente l’ok della protezione civile. Dopo il terribile terremoto della notte del 6 aprile, i miei si sono rifugiati da me, qui in Veneto, mentre mia sorella in uno degli hotel sulla costa, dove resterà per sei lunghi mesi.

Ancora ricordo quella notte. Squilla il telefono, sono le 3.35! Mi alzo, già con la consapevolezza che quel suono porta cattive notizie. Ogni passo che mi avvicina a lui aumenta la mia preoccupazione. Rispondo, dall’altra parte mio padre: “Nancy hai sentito il terremoto? Qui ha tremato tutto, non riesco a rintracciare tua sorella, aiutami per favore!”. “Calma papà, non ho sentito niente, non preoccuparti, proverò a chiamarla, tu esci da casa, non stare lì, porta via la mamma e zia. Ti richiamo sul cellulare appena so qualcosa!”. Ho acceso la tv, stavano già trasmettendo le prime informazioni. Man mano che mi rendevo conto dell’accaduto, ascoltando i telegiornali, pregavo in cuor mio che mia sorella fosse viva. Trascorse mezz’ora prima di riuscire ad avere un contatto con lei, tutte le linee erano saltate. Alle 04:13:46 del 6 aprile 2009 il suo primo sms dall’Aquila: “Siamo fuori casa”; alle 04:21:02 il secondo: “E’ un casino ma noi stiamo bene”. Ho pianto, erano lacrime di sollievo. Ma in quel momento qualcosa dentro di me si è azzerato. Sono morta e rinata per la seconda volta. Tutto in “trentadue secondi”, una telefonata e due sms. Da quel momento la mia vita è cambiata.

Ho avvisato mio padre. Ho trascorso il resto della notte davanti alla tv e a quel punto il mio pianto è ripreso, per quelle persone che invece non erano state fortunate come me, per la mia gente. Quella notte ha scosso le mie radici, le mie fondamenta hanno traballato; ero con loro, caduta a terra, tramortita… Nei giorni seguenti la mia famiglia mi ha raggiunta; mia sorella è invece andata sulla costa. E’ stato un nuovo inizio per me. Un’inversione, un salto quantico. Ora ero io il genitore, ero io a prendermi cura di loro. Non ci avrei mai scommesso che mia zia di 94 anni avrebbe visto la mia casa, troppo complicato affrontare un viaggio così, in condizioni normali. Ma stava accadendo.

Ho trascorso il mio tempo totalmente nel presente. Nancy ora li guarda arrivare dalla finestra. Nancy è felice. Nancy ora prepara una torta. Nancy ora chiama il medico per fare loro un controllo. Nancy ora fa la doccia alla zia. Nancy mette a letto suo figlio. Nancy parla con la sua mamma ed il suo papà. Nancy dà loro il bacio della buonanotte, come ha sempre fatto.

Avevo dentro di me il forte desiderio di riabbracciare mia sorella, mancava solo lei.

E’ il 28 aprile 2009, Nancy sta guidando per raggiungerla in Abruzzo e porta a casa i suoi. Ora Nancy è nella camera di sua sorella, in hotel, e aspetta che torni dal lavoro.

Sto cercando una coperta, desidero distendermi per riposare un po’, prima del suo arrivo. Sono agitata nel cuore. Apro la doppia anta dell’armadio per prendere la coperta, ma non c’è. Allora apro l’anta singola, a destra. Quello che vedo, anziché i vestiti, sono i succhi per la mia nipotina, i suoi biscottini, i suoi biberon, i formaggini. In quel momento scoppio in un pianto dirotto, ho preso consapevolezza che mia sorella non ha più la sua casa. Quelle cose che a Natale avevo visto nella dispensa della sua cucina, ora erano lì, in quella stanza che in quel momento rappresentava tutto il suo mondo! Mentre piangevo dicevo a me stessa: “Ma che fai? Vuoi farti trovare in questo stato? Sei venuta fin qui per farti trovare in lacrime?”. Hai presente quando ci sono due parti di te che tentano di negoziare qualcosa che non sembra affatto negoziabile? Stava accadendo questo. Un’ora dopo, riconosco le urla giocose della mia nipotina nel corridoio, che mi annunciano che presto quella porta si sarebbe aperta e loro sarebbero state lì, davanti a me! Finalmente le vedo. Azzero di nuovo. Rinasco.

La mia nipotina mi mette le braccia al collo, poi mi guarda negli occhi e mi dice con i suoi grandi occhi verdi:

“Ma lo sai zia che il terremoto mi ha rotto il letto?”.

Il giorno dopo abbiamo festeggiato il compleanno di mio cognato.

Cosa ho imparato: la vita è amore, la vita è fiducia…la vita ti dà ciò di cui hai bisogno…anche se a volte  “ciò che è” non sembra tale…

 

Per non dimenticare…

 

 

 

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